La MENADE FURORE BACCHICO...

8 aprile 2004

di ElCiabe
E' sempre confortante avere a che fare con bands come La Menade, queste quattro baccanti impazzite che in questo 8 aprile portano e trasmettono al pubblico del pianoterra del Qube il loro furore bacchico.
E' confortante, innanzitutto perché si tratta di un gruppo dietro il quale c'è un PROGETTO ben organizzato, ad ennesima ma sempre utile riprova del fatto che realtà del genere a Roma sono realizzabilissime. Poi, perché il gruppo si presenta in ottima forma e non sembra risentire granché della dipartita della vocalist Serena "Kata" dalla band, e presentano il loro art rock potente, lucido e spigoloso.
Infine, per la sensualità furiosa che le quattro emanano.
Che sbuca fuori dal palco insieme con l'iniziale cover di "For Whom The Bell Tolls", performata da subito con buon piglio, e dall'assedio di toms sordi che costituiscono la struttura portante di "AT THE END OF MY ROPE", corale e ben delineata dal noir raccolto delle tastiere. Il synth denso che Tanya "X - Mentale" evoca con abilità trattiene solo per poco l'esplosione di metallo di "QUELLO CHE NON HAI", contenuta nell'Ep appena inciso dalla band. In bella evidenza ancora le trame della tastiera e le deflagrazioni della sezione ritmica, mentre il cantato non si lascia inscatolare nei brividi grunge che qua e là lascia emergere.
Poi, le "sincopi" midtempo di "ASSALTO", dal taglio netto e morboso. Le linee vocali si liberano da un pizzico di ripetitività per farsi guizzanti e ben sostenute dai cori di Tanya, mentre il brano trova quadrature ritmiche non lontane dai Pumpkins di "Zero".
"L'ABITUDINE" regala gloria anche al dinamismo del basso colorito di Cristina "Krys Rock", e alla fragorosa continuità di Free Lucy alla batteria, e tutto sommato è un bene che la sezione ritmica si ritrovi così ispirata proprio in questo brano, che si rivela piuttosto faticoso e non troppo ispirato all'ascolto.
Dopo la parentesi passionale di "Hardly Wait", cover egregia ma un po' abusatella dal repertorio di PJ Harvey, si riparte in proprio con uno standard velenoso e stordente come"LE TUE PAROLE", power chords serrati e pronti a mordere da parte di Tatiana e una sostanziale continuità col sound dei Metallica di "Load". Ma dove le quattro tengono fede alla loro "qualifica" di. baccanti è la scatenata euforia nera di "I TUOI GESTI MIGLIORI", una danza senza pause con un'attitudine un po' più marcatamente crossover, vicina a Korn e System Of A Down. Le ragazze tengono saldamente in mano il pubblico, che si dimostra attento all'ascolto di "WHEELING", lo strumentale presente all'interno del film di Luca Lucini "Tre Metri Sopra Il Cielo": ma d'altra parte non era difficile, visto che lo sviluppo dei temi non si discosta moltissimo dal morfema - canzone, scintillante nelle liquide tastiere alla Eno e dal guscio ritmico coriaceo e nervoso.
E in questa seconda parte del concerto è proprio Tanya a prendere le redini di molti dei brani a seguire, già a partire da "STRANE IDEE", con quel clavicembalo elegantissimo che dà un altro sapore alle consuete (e forse un po' prevedibili) esplosioni ritmiche. La voce trova sfogo e passione tra mille spine, e anche una risposta immediata nello spleen acido del suono della band, qui organico come non mai.
E addirittura una vera perla si rivela "L'OMBRA", piano e voce dolorosi e severi, un brano intensissimo in cui Tatiana si "maschera" da Tori Amos con eccellente resa, e ovviamente trova un contraltare denso di emozioni teatrali e profonde nella solita Tanya, che emana note dolcissime in piena libertà fino al sorprendente ritorno di "carica" del finale, spiazzante per impatto e violento nell'esito. Decisamente il brano migliore, diremmo.
Dopo una cover un po' ordinaria di "The Beautiful People" dal cilindro del Reverendo M. Manson, le quattro ripartono con due brani scivolosi e irti come "LA STRADA" e "IL SENSO DEL PIACERE", graffi e alternanza di ritmi cantilenanti e scossoni, e un orgasmo angosciato e cerebrale nei sedicesimi incessanti e quasi militareschi del ritmo e le consuete, velenose progressioni della sei corde di Tatiana. Anche qui un ottimo amalgama generale, che precede l'ultimo brano offerto dalla casa prima di una soddisfacente cover di "Toxicity" dei già citati SOAD: "L'IMMAGINE DI TE", che non si accontenta di chiudere col sapore dolciastro di hard rock, crossover e sensualità che La Menade ha proposto finora, ma vi aggiunge preziose rune prog negli stacchi e nella tastiera, negli attimi di cucitura come in quelli di maggior ribalta. E quando alla fine La Menade saluta, è come se di questa musica anche il pubblico sia rimasto un po'ebbro.
Design & Technology Giulio Pernice